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LA FEDERAZIONE SERBA CONTRO RAMADANI: "va in tv con sulla felpa un terrorista". Ma il centrocampista del Lecce sostiene l'indipendenza del Kosovo

Incidente diplomatico-calcistico per il centrocampista del Lecce

TIRANA - Una lunghissima notte di pazzie e follie, tutte a fin di bene fortunatamente, per le strade di Tirana come per i villaggi e le campagne d'Albania.

Per la seconda volta in quasi cent'anni di storia l'Albania calcistica sarà seduta al tavolo delle “grandi” del calcio europeo come qualificata all'Europeo di Germania 2024.

Al termine dell'ultima partita del girone di qualificazione pareggiata 1-1 in Moldova il centrocampista “leccese” Ylber Ramadani si è presentato ai microfoni per le interviste post-partita senza il timore di mostrarsi all'Europa e al mondo intero con addosso la felpa con ritratto Adem Jashari, il “padre” del popolo kossovaro, fondatore dell'Esercito di Liberazione del Kosovo dalla Serbia.

Jashari venne ucciso assieme a parte della famiglia il 7 marzo 1998 dalle milizie serbe al culmine del difficile processo di indipendenza del Kosovo, per cui è considerato in patria un liberatore, un patriota. Molto meno in Serbia, dove è considerato un terrorista che ha pagato con la vita la sua insubordinazione alle leggi serbe.

Per questo la felpa del giallorosso non è stata particolarmente gradita dalla Federazione serba che ha espresso tutto il suo risentimento per il gesto di Ramadani, definito “evitabile”, ed ha chiesto alla Federazione albanese le scuse del calciatore.

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