Cronaca

OMICIDIO TORRE RINALDA. L'INDAGATO SI DIFENDE: "lo sparo è partito dopo una bastonata"

Il 33enne di Surbo ha raccontato al gip la propria versione: Mazzotta lo avrebbe aggredito durante una lite per 300 euro. Ammessa anche la detenzione illegale della pistola utilizzata per il delitto.

01.11.2026 11:13

LECCE – “Mi ha colpito con un bastone ed è partito lo sparo”. È questa la versione fornita dal 33enne di Surbo fermato per l’omicidio di Antimo Mazzotta, il 78enne trovato morto in un pozzo nella sua proprietà a Torre Rinalda.

Durante l’interrogatorio davanti al gip Luca Scuzzarella, svolto nel carcere di Borgo San Nicola, l’indagato ha scelto di rispondere alle domande, ricostruendo la lite che sarebbe culminata con la morte dell’anziano. Al centro della discussione ci sarebbero stati 300 euro versati per alcuni lavori di idraulica che non avrebbero risolto il problema.

Secondo il racconto dell'indagato, Mazzotta avrebbe preteso la restituzione del denaro. Il confronto sarebbe degenerato quando il 78enne lo avrebbe colpito con un bastone di ferro mentre il giovane impugnava una pistola. Un colpo avrebbe raggiunto la mano dell’indagato, provocando la partenza dello sparo che ha centrato al volto la vittima.

Il 33enne ha inoltre ammesso di detenere illegalmente l’arma da quattro o cinque anni e di averla portata con sé per timore di possibili reazioni dell’anziano. Dopo lo sparo, avrebbe nascosto il corpo nel pozzo e successivamente l’arma, indicando agli investigatori dove recuperarla.

L’autopsia ha confermato che Mazzotta è morto sul colpo per la ferita d’arma da fuoco al volto. Sono in corso ulteriori accertamenti, tra cui la perizia balistica sulla pistola e l’analisi dei dispositivi elettronici sequestrati.

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