Cronaca

LO SFOGO DEL PAPA' DI "ALDINO": "l'assassino di mio figlio mente, altro dolore si aggiunge al dolore"

A processo il 44enne albanese accusato di omicidio stradale aggravato si è difeso con una ricostruzione smentita dalla famiglia del giovane ucciso

LECCE - Nessuno scambio di battute, sorrisi o bevute insieme, ho incrociato quello che sarebbe stato l'assassino di mio figlio e abbiamo scambiato semplicemente qualche parola, perché avevamo capito l'uno con l'altro che eravamo di origine albanese, dunque ci siamo salutati nella nostra lingua, cordialmente. Poi l'ho allontanato perché era ubriaco e si rivolgeva alle donne presenti nel ristorante con degli insulti che mi davano fastidio”.

Il padre di Aldo Gjoka, “Aldino”, il 29enne travolto e ucciso nei mesi scorsi dall'auto di Rezerat Turku, 44enne anche lui di origini albanesi, rispedisce al mittente le dichiarazioni rilasciate nei giorni scorsi a processo dall'assassino del figlio.

Niente canti e balli né bevute insieme, tutte menzogne che si aggiungono all'infinito dolore di questi mesi, soltanto pochi secondi all'atto di incrociarsi in un ristorante della marina di San Cataldo, per una tragica fatalità pochi minuti prima che Turku si mettesse in macchina, completamente ubriaco e sotto l'effetto di stupefacenti, provocando l'incidente in cui avrebbe perso la vita “Aldino”.

Il processo intanto va avanti, l'imputato risponde di omicidio stradale aggravato dall'uso di sostanze stupefacenti ed è attualmente agli arresti domiciliari.

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