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20 giorni bastano a cambiare idea. DE PICCIOTTO "SCARICA" IL LECCE: "in A per pagare i debiti"

Le parole dell'azionista di maggioranza relativa del Lecce arrivano nel momento peggiore e certamente decisivo della stagione sportiva





LECCE - "La maglia, il bus scoperto per una promozione, il tifo caloroso non mi sembrano ragioni sufficienti per andare avanti in maniera irragionevole dal punto di vista finanziario. Qualora fossimo promossi in Serie A questa società dovrebbe pensare a risanare i suoi debiti, non lasciando molto spazio a programmi ambiziosi. Costi bassi, giovani e poche risorse: la Serie A del Lecce sarebbe questa. Le persone che la pensano al contrario non ragioneranno con me".

Parole-terremoto, quelle di Renè De Picciotto, a 4 giorni dalla “madre” di tutte le partite, di questo Lecce-Pisa per cui ci sono già quasi 20mila salentini pronti ad invadere il “Via del Mare”. Una tempistica certamente infelice, molto infelice, mentre il Salento si colora di giallorosso, fa il suo ennesimo atto d'amore verso la squadra e a non meno di venti giorni dalle ultime parole dello stesso De Picciotto che in una lunga intervista aveva “rilanciato” i suoi interessi e i suoi investimenti nel Salento, dicendosi “entusiasta” della sua partecipazione societaria nel Lecce, spingendosi a parlare di quote “intoccabili”, le sue.

L'azionista di maggioranza relativa del Lecce ha scelto la settimana peggiore per manifestare i suoi dubbi sulla personale avventura in giallorosso: “non ho risorse illimitate, a un certo punto bisogna fermarsi. Essere tifoso è una cosa, essere investitore è un'altra. Gli azionisti hanno fatto sin qui salti mortali, mi auguro che tecnici e calciatori facciano lo stesso nelle ultime 3 giornate, perchè noi i salti mortali per loro li facciamo senza rete sotto, senza protezione economica, con i nostri soldi”.

“Questa società ha dei debiti”, ha continuato De Picciotto nel suo sfogo, “una compagine normale in qualunque campo dell'economia se avesse la fortuna di ricevere tutti i soldi che arriveranno con la promozione in A penserebbe prima a ripianare i suoi debiti che al progetto, alle ambizioni. In A senza soci con le spalle più grosse delle nostre i piani sarebbero molto limitati, chi non dovesse pensarla come me non ragionerebbe di nulla sul mio apporto alla società”.



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