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+++ ESCLUSIVO SoloLecce.it. I "CASI" ARBITRALI affidati a un ex arbitro internazionale

Ecco la lunghissima analisi regolamentare di quanto accaduto in Pisa-Lecce, affidata a un ex fischietto di Serie A





PISA - Per Pisa-Lecce il designatore Rocchi “blinda” decisamente la sestina arbitrale e la mette nelle mani del “Miglior Arbitro del Mondo 2020”, il numero uno dei fischietti mondiali della stagione scorsa, Daniele Orsato della Sezione AIA di Schio.

Al fianco di Orsato due “mostri” della bandierina, gli internazionali Giallatini e Preti, due con in bacheca finali europee, grandi classiche italiane e di mezza Europa. In Sala VAR ci sono Abisso e Galetto.

Al 5' è corretta la segnalazione di fuorigioco che annulla un salvataggio sulla linea del Pisa su conclusione ravvicinata di Di Mariano, scattato in posizione irregolare. Giusta la lettura anche procedurale del secondo assistente che attende il concretizzarsi dell'azione per poi alzare la bandierina solo al termine della stessa, in questo modo per agevolare una eventuale correzione della Sala VAR in caso di errore. Errore che non c'è, Preti ci vede giusto.

Al 17' si salva il Lecce: Orsato è troppo vicino all'azione, ha la prospettiva schiacciata, non riesce a cogliere l'intervento da rosso diretto, senza appelli, di Hjulmand ai danni di Mastinu. La Sala VAR ha le immagini per il rosso e il cambio di cartellino, ma Abisso grazia il Lecce. Ai giallorossi evitati 73 minuti in inferiorità numerica e una squalifica per due turni per il suo punto di riferimento del centrocampo (la condotta violenta è codificata senza pietà dalla giustizia sportiva). Errore grave, leggerezza inspiegabile: le immagini inchiodano il danese.

Al 26' sbracciata di Masucci che duella per un pallone aereo con Lucioni: sono chiarissime anche in questo caso le immagini, entrambi i calciatori cercano la contesa del pallone e soprattutto Masucci, che ha il corpo in avanti, non ha nessuna intenzione di colpire l'avversario al naso. Il contrasto è così fortuito e “di campo”, normalissimo, che Lucioni stesso al rientro in campo si confronta con serenità con il suo avversario, con un abbraccio cavalleresco dopo la “battaglia”.

Anche in questa azione c'è un piccolo vantaggio per il Lecce che dovrebbe giocare qualche minuto in più in inferiorità numerica difensiva: Lucioni rientra dopo rapidissimi soccorsi prestati a bordo campo e il IV Ufficiale Bitonti ne autorizza il ritorno in campo con la maglia intrisa di sangue. Altro errore grave: Lucioni doveva cambiare maglia subito, non in un secondo momento come invece accade. Inspiegabile l'ok al ritorno del Lecce in parità numerica.

Al 37' Strefezza si libera di un avversario, guadagna il fondo e mette in area un cross respinto da Beruatto con un braccio. Manca la condizione essenziale per il rigore: il movimento del corpo è congruo, il volume dello stesso non aumenta. Non è calcio di rigore, bene anche in Sala VAR nella valutazione di questo episodio.

Al 53' un fuorigioco di Beruatto salva il Lecce dal calcio di rigore: Gendrey rovina addosso all'avversario in piena area, Orsato lascia correre proprio in virtù del fatto che l'azione sarà sottoposta a verifica complessiva sulla posizione di partenza regolare o irregolare del giocatore pisano. Finezze e direttive che gli esperti da “Bar dello Sport” non conoscono. Per l'AVAR Galetto e la strumentazione elettronica è fuorigioco di pochissimi centimetri. Manca comunque il giallo a Gendrey: in questi casi la punibilità disciplinare del fallo esula dal fatto che sia rigore o meno a causa del fuorigioco. L'intervento del francese è senza nessuna possibilità genuina di raggiungere il pallone. Manca un giallo gigantesco ai danni del difensore del Lecce.

Al 67' punizione dal limite Lecce, al classico ciuffo d'erba di distanza dal rigore: anche in questo caso Orsato fissa l'obiettivo minimo, giustamente come da direttive, assegna il calcio di punizione in attesa di notizie dalla Sala VAR sulla posizione del piede destro che chiude su Strefezza lanciato in area. La tecnologia dice la sua senza appello: piede destro fuori dall'area di rigore, non ci si può sbagliare…, tranne che al solito “Bar dello Sport” o per i giudizi da fomentatori d'odio di qualche “giornalista” improvvisatosi designatore arbitrale (ovviamente a senso unico).

Per il resto sono congrue le indicazioni dei tempi di recupero, due e quattro minuti.



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