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Su SoloLecce.it. LE PAGELLE POCO SERIE. Non prendetele sul serio

Tornano le nostre "freddure" sulla prestazione dei giallorossi: da non perdere

MONZA - Anche per questo turno di campionato ecco le pagelle poco serie di SoloLecce.it. Da non perdere, ma anche da prendere non troppo sul serio…, mi raccomando!

FALCONE - Arrivato a Lecce con fama di para-rigori non ne ha preso mezzo per un campionato intero, lucidando la “manona” per quello giusto. E sì perché il rigore è ben parato, non sbagliato, ma parato e soprattutto cambia il corso degli eventi. Per noi è il migliore in campo, semplicemente perché la successione dei fatti è decisiva e il rigore di Colombo non avrebbe lo stesso valore se prima non fossimo passati dalle sue mani “sante”. VOTO 8.

GENDREY - Per chi ha visto mezza partita del Monza in tutto il campionato Carlos Augusto ha giocato praticamente passando il tempo a contare i soldi della sua valutazione di mercato, in ciabatte sdraiato al sole. Il francesino dunque fa bella figura, il “top-player” che affronta sta pensando ad altro e lo lascia fare. VOTO 6.5.

BASCHIROTTO - Tutto fila liscio, poi gli parte la brocca: intervento criminale e insensato in mezzo all'area di rigore. Abbiamo saputo in giro che c'è qualcuno che ha parlato di “rigore generoso”… Livelli di ignoranza mastodontici, come la sua entrata “ignorante”. Cataclisma. VOTO 4.5.

UMTITI - Sua Maestà l'Imperatore di Francia guida la difesa con sapienza, senso tattico e della posizione. Quelli sì che non sarebbero 4 milioni buttati… VOTO 7.5.

GALLO - A fine campionato abbiamo oramai compreso che il ragazzo soffre anche il complesso del “fiato” del “Via del Mare” pronto a mugugnare per ogni indecisione delle sue (tante…). A Monza fa una signora partita, rompe il contachilometri per quanta strada fa, generoso e attento sino alla fine. Promosso. VOTO 7.

ASKILDSEN - Iniziativa di Baroni appartenente al filone dei grandi classici del “baronismo”, partire in dieci o nove per essere sicuri di complicarsi la vita. Non pervenuto, fa una bella corsa al cambio quando lascia il terreno di gioco. Vale mezzo punto in più di valutazione. E' di gran lunga il peggior centrocampista mai visto in A con quella maglia addosso. Indecente. VOTO 5.

HJULMAND - Entra e fa la differenza, mette equilibrio, si conquista l'angolo della vittoria e della salvezza. VOTO 6.5.

BLIN - Fa lo Hjulmand senza esserlo, ma lo fa sicuro e petto e palle sempre in fuori. “Capitan futuro”. VOTO 7.

OUDIN - Spettatore non pagante, non fa nulla per farsi notare. VOTO 5.

MALEH - Entra e si procura il rigore che vale 5 milioni e mezzo di bonifico per le casse della Fiorentina. VOTO 6.5.

STREFEZZA - Forza e coraggio, le vacanze sono arrivate. E' “cotto”, ma ha tenuto sulle sue spalle il grado di pericolosità offensiva complessiva di tutta una squadra di calcio di Serie A per 10 mesi di fila. Il “baronismo” non prevedeva altre strade. Anche qui, si badi, il voto è alla prestazione singola. VOTO 5.

DI FRANCESCO - Le statistiche ufficiali della Lega Calcio sono un pozzo senza fondo di dati per leggere le partite. Vi leggiamo una statistica sua? Gioca 25 minuti più il lunghissimo recupero, avete idea insomma? E' tanto! Eppure tocca 8 palloni. Non sembra vero. 8. Praticamente il venditore di patatine fritte della Tribuna Centrale si è fatto notare di più. Ingresso inutile al finale di gara, di fatto lascia i suoi giocare in 10. VOTO 5.

CEESAY - Si danna l'anima. Come sempre. Non vede la porta mai. Come sempre. VOTO 5.5.

COLOMBO - Tira un rigore che vale un campionato prendendosi la responsabilità di farlo. E' già moltissimo. Il voto è alla prestazione singola, lo ricordiamo. E questa prestazione non lo riabilita da una stagione di moltissime ombre e pochissime luci. VOTO 8.

BANDA - E' l'elemento del Lecce che sta meglio in questa fase calante e conclusiva del campionato. Piano piano sta raffinando anche tutti i suoi limiti, l'eccesivo trasporto nella corsa, il tempo sbagliato nelle scelte da fare. Insomma, è in grande crescita. Baroni lo toglie per uno dei suoi cambi che l'hanno reso celebre, ossia quelli completamente inutili. VOTO 6.5.

PEZZELLA - Dentro così, senza un perché. S.V.

BARONI - Come nella “Divina Commedia” Dante racchiude nell'ultimo Canto tutto il percorso poetico dalla discesa agli inferi all'intravedere la luce di Dio, anche lui nell'ultima fatica per le nostre coronarie che Dio, invece, hanno rischiato di vederlo spesso, regala tutto il repertorio del “baronismo” più esasperato. Maledetto regolamento, che prevede che un tiro di rigore sia calciato in avanti (altrimenti si ripete), diversamente anche quello il suo Lecce lo rimetterebbe all'indietro per onorare 100 minuti senza tiri in porta. Già nel 1° tempo il Monza fa ampi cenni che si può avere coraggio, si può spingere, ma niente. Nella ripresa si accontenta di quel che andava cercando già dalla discesa dalla scaletta dell'aereo, ossia un punticino con salvezza al 95%, poi rischia di perderla perché a furia di lasciare il pallone agli altri (74%-26%) qualcosa deve pur succedere, sino a quando non la vince con un colpo degno della Banda Bassotti. Sì, è così, al netto dell'ubriacatura collettiva per la Serie A conquistata che ha certamente omesso ogni genere di analisi diversa su un'altra partita di vuoto assoluto. Consegna alla storia il suo Lecce da 2,9 tiri in porta a partita di media finale, l'ultimo posto di tutta la Serie A e un tiro in meno a partita della derelitta Sampdoria che ha partecipato a un campionato da fallita dall'inizio alla fine togliendo un posto alla “corsa” salvezza. E' certamente il suo “calcio” il più brutto storicamente visto a Lecce in Serie A in 17 anni. Si può dire? O si perde il diritto di vivere suonando una musica diversa dei pifferai che in queste ore hanno gonfiato il petto, tribuni del servilismo e del giornalismo d'accatto? Il voto, come sempre, è alla partita singola, modesta anche a Monza, modesta, sbiadita sino alla fine. VOTO 5.

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