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Sulla carta MONZA-LECCE è un 42-20. I MILIONI spesi sul mercato danno la dimensione della difficoltà del campionato

I giallorossi scelti dal DS Corvino sono costati meno della metà delle operazioni in entrata dei brianzoli

LECCE - Ancora una volta non vanno in campo (fortunatamente) i soldi, ancora una volta il Lecce se la gioca alla pari con le sue intuizioni, il suo mercato “delle idee” per dirla con questa definizione che oramai ha reso celebre lo spazio operativo di Corvino.

Che ancora una volta parte sotto, e di parecchio, rispetto agli investimenti estivi del collega Galliani. Se fosse questione di soldi non ci sarebbe partita tra la squadra dei soci del Lecce e la società ancora nel gruppo Mediaset e che sarà probabilmente ricollocata una volta attuato il testamento dell'ex Premier Berlusconi, appena diventato esecutivo.

I brianzoli quest'estate hanno speso 42 milioni, 22 in più del Lecce, senza contare gli ingaggi importanti da sostenere per big prelevati a costo zero, su tutti gli svincolati di lusso D'Ambrosio e Gagliardini (dall'Inter). Sono arrivati in prestito Gori (Juventus), Cittadini (Atalanta), Kyriakopoulos (Sassuolo), Carboni (Inter) e Colombo (Milan).

Al capitolo delle uscite economiche c'è il mezzo milione sborsato per il prestito oneroso di Akpa Akpro (Lazio) e poi le cifre decisamente importanti sostenute per i riscatti di Izzo (3 milioni, Torino), Cragno (3 milioni e mezzo, Cagliari, poi girato in prestito al Sassuolo), Pablo Marì (5 milioni, Arsenal), Caprari (7 milioni e mezzo, Verona), Petagna (10 milioni, Napoli) e Pessina (12 milioni, Atalanta).

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