Editoriali

L'EDITORIALE. Davanti a noi una sfida che cambia la storia del calcio leccese. Vinciamola insieme. TIFOSI, MISTER, SOCIETA', I RAGAZZI. Ci sarà una estate per le analisi

Con 2 punti di vantaggio sulla zona retrocessione inizia il mese e mezzo finale della Serie A: può cambiare la storia del calcio leccese

LECCE - E' un periodo estremamente complicato. E' vero.

La posizione cristallina che ha sempre mantenuto questa testata nel rispetto del primato del suo unico padrone, il lettore, ci ha portato a non nascondere mai i limiti di questo Lecce, di questa conduzione tecnica, di scelte di mercato invernali infelici nella loro consistenza, nel considerare probabilmente la partita già chiusa felicemente in inaspettato anticipo.

Ebbene, ce ne siamo accorti: non è chiuso nulla, anzi. Tutto è tornato pericolosamente in gioco.

Abbiamo sentito e risentito le parole posate e pesate in settimana dal Presidente del Lecce Sticchi Damiani. Non era soltanto una lezioncina di microeconomia e neppure il solito “stringiamoci a coorte”, come abbiamo letto in alcune pur rispettabili valutazioni semplicistiche. E' vero, nelle valutazioni del Presidente del Lecce c'era un qualcosa in più che poi ti torna e ritorna analizzando e guardando calcio.

Nessuno può obiettare al Presidente una realtà fattuale: siamo soli. E soli ce la dobbiamo prendere questa salvezza. Quindi più siamo meglio è.

Nessuno può neanche togliere un sogno, a questo Presidente e alla compagine dei soci che lo circonda: salvarsi quest'anno per gettare le basi per progetti sportivi sempre più intriganti e importanti. Perché pensare siano fantasie o prese in giro? Non ci sembra il DNA di questa dirigenza, almeno nelle sue posizioni apicali, quello delle spacconate o degli annunci roboanti che poi si traducono in flop clamorosi. Se il Presidente del Lecce parla di prospettive sempre più importanti in termini di crescita in caso di salvezza dobbiamo dargli facoltà di crederci sul serio. Quindi dobbiamo volerlo. Crederci.

E siccome torniamo a prima siamo soli adesso dobbiamo fare quadrato, si tratta di un mese e mezzo in cui in casa soprattutto ci giochiamo il futuro. Questo futuro che questa società vorrebbe disegnare. Un centro tecnico, una classifica ancora più solida nei prossimi anni in cui il calcio insostenibile di chi lavora con i debiti, vedrete, verrà giù come un castello di carte. Chissà uno stadio da rifare piano piano, investitori importanti alle porte, qualcosa con cui crescere di uno scalino alla volta. Perché non crederci?

Lo scorso anno abbiamo sostenuto Baroni in mezzo alle pernacchie dei lettori per una B finita in apnea, ma noi lo guardavamo lavorare, eravamo convinti delle sue qualità e soprattutto della padronanza espressa nella gestione degli uomini prima ancora che dei calciatori, su cui c'è stato qualche abbaglio di interpretazione di ruolo o tattica, non l'abbiamo mai negato né messo sotto silenzio.

Questa estate, come politica editoriale, abbiamo iniziato la stagione con la convinzione che Baroni fosse l'uomo giusto anche per la Serie A. I fatti, le circostanze, qualche inciampo dovuto all'inesperienza nella categoria ci ha fatto cambiare strada da un certo punto in poi, esasperati da uno spettacolo che ci intristisce, che non ci emoziona più, che non ci offre entusiasmo. Il Lecce si è intristito troppo, non solo in classifica.

Ma Baroni resta una persona vera, di valore e di valori. Ed è quel che abbiamo al governo del nostro Lecce e del sogno di quella società che vorrebbe fare tutto quel che abbiamo descritto sin qui.

Da soli, con Baroni, andiamo a prenderci con i denti, affamati, incazzati, questa salvezza. C'è una sola condizione, una sola, anche se per carità lungi da noi passare per chi detta regole d'ingaggio: i ragazzi, mister, devono sputare sangue. Sputare sangue ogni 90 minuti di questo finale di campionato. Sputare sangue.

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