DA NON PERDERE. MANCOSU tra passato, Cagliari, Caserta e futuro: "non c'è certezze, ma vorrei diventare una bandiera"

Sabato 14 Novembre 2020 | Cosimo Carulli | News

LECCE - In una lunga intervista ai colleghi di Canale 85, Marco Mancosu si è raccontato a poche ore dal rinnovo del contratto con il Lecce. Vi proponiamo alcuni spunti davvero interessanti.

Vita da calciatore in emergenza coronavirus - "La vita è cambiata in peggio, appena c'è un positivo dobbiamo stare tutti in ritiro. Stiamo tantissimo lontani dalle famiglie, a livello mentale è dura anche se ovviamente facciamo i calciatori, siamo privilegiati su tante cose. Ma i sentimenti sono sentimenti, tutti abbiamo bisogno della famiglia, invece la quotidianeità del ritiro ti disturba, ti manda in tilt, fai solo pranzo, allenamento, merenda, cena, ripetuti all'infinito. Non passa mai".

Calcio a porte chiuse - "Deprimente, fai gol e non sai con chi esultare, non ti gasi dopo una bella giocata, ma è brutto anche per la gente, ovviamente. I tifosi del Lecce sono malati del Lecce, stare lontani da una malattia è dura".

Sticchi Damiani accanto in Tribuna - "Urla continuamente, l'ho avuto accanto con la Cremonese, è molto dentro la gara. E' giovane, brillante, di talento nel suo mestiere. Quando siamo andati a parlare con gli arbitri dopo i torti ricevuti con la Lazio a Roma ha preso la parola subito e sembrava fosse lì da trent'anni. Nel calcio deve comunque fare esperienza, capire gli errori. L'inteligenza lo aiuterà sicuramente".

Giallorossi del passato - "Avrei voluto dividere il centrocampo con Giacomazzi, avrei voluto avere uno come lui nello spogliatoio. Sono cresciuto con Kakà come riferimento tecnico, delle movenze, delle giocate".

Sardegna lontana - "Mi manca parecchio. Più vado avanti con l'età e la mancanza dei genitori e degli affetti la sento. Ci sono dei momenti in cui devi stare con la tua famiglia, bisogna farlo. E io non ci sono. Poi mi manca la pausa al 'Poetto', a Cagliari, mi manca il concetto di mare in città. E' un'altra cosa rispetto a Lecce, ma non metto a paragone, assolutamente. I salentini sono un po' come noi, permalosi e orgogliosi. Ritrovo tante cose, molto attaccamento al territorio".

Aneddoti - "A Caserta la mia maglia è in una teca? Beh, aspettavano quel derby con la Salernitana da 22 anni. Era il 6 gennaio, l'Epifania. Gol su rigore nell'ultimo minuto di recupero. Il tecnico voleva lo battesse Carrus, io andai e gli dissi che me la sentivo io. Diventai un idolo. Al ritorno segnai in rovesciata e che dire..., ho completato l'opera".

L'arrivo al Lecce - "Avevo il desiderio ardente, morboso, di vincere un campionato a tutti i costi. Il Lecce mi poteva dare questa opportunità e sono venuto. Poi è arrivata addirittura la promozione in A, qualcosa ai confini della favola".

La Serie A persa e il mercato - "Possiamo riprendercela? Per forza. Siamo forti, ci sono tutte le condzioni per fare bene. Non si possono perdere molti punti per strada però, sono contento che stiamo crescendo ma all'inizio non eravamo il Lecce. Quando smetterò controllerò sempre il Lecce da vicino, il rapporto professionale è un dare-avere, ho dato tanto e Lecce mi ha dato tanto. Sarei strafelice di chiudere la carriera qui diventando una bandiera di questo club, ma non faccio promesse sul futuro. E non è questione di Procuratore o altro, io sono dentro questo progetto e legatissmo, ma del futuro non abbiamo certezze. Certamente ci potranno essere problemi personali con la società, con qualunque allenatore, ma Marco Mancosu metterà sempre il massimo impegno con la maglia addosso".

Mancosu dopo... Mancosu - "Nel 2030 mi vedo in panchina con il mio Vice Arrigoni, siamo già d'accordo per fare la coppia. Noi allenatori del Lecce? Chi lo sa".