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ASSALTO AL PORTAVALORI: trovate bruciate le auto del commando

2 mezzi distrutti tra Guagnano e San Pancrazio: c’è anche la Stelvio con il finto lampeggiante. La DDA valuta l’aggravante mafiosa

17.02.2026 19:27

SAN PANCRAZIO SALENTINO - Emergono nuovi tasselli nell’inchiesta sul fallito assalto ai portavalori avvenuto lo scorso 9 febbraio sulla Statale 613, all’altezza di Tuturano e in territorio di San Pietro Vernotico, sempre nel brindisino. Nelle campagne tra Guagnano e San Pancrazio Salentino, attorno a una masseria isolata, sono state rinvenute altre 2 auto utilizzate dal commando, completamente carbonizzate.

La segnalazione è partita da un agricoltore. Sul posto sono intervenuti i Carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Campi Salentina insieme ai colleghi della Sezione Investigazioni Scientifiche del Nucleo investigativo di Lecce.

Le carcasse delle auto appartengono a un’Alfa Romeo Stelvio e a una KIA: proprio la Stelvio, secondo quanto accertato, sarebbe stata utilizzata durante l’assalto come falso veicolo delle forze dell’ordine, con un lampeggiante installato per simulare un posto di blocco e agevolare l’abbordaggio dei blindati che trasportavano quasi 6 milioni di Euro. Un dettaglio che conferma il livello di pianificazione e la strategia paramilitare già emersa nelle prime fasi dell’indagine.

I 2 mezzi si aggiungono alle JEEP già sequestrate dagli investigatori. Una era stata abbandonata nei pressi del cimitero di San Pietro Vernotico, snodo ritenuto strategico per la fuga lungo la 613, l’altra è stata recuperata dopo l’inseguimento che ha portato all’arresto dei 2 presunti malviventi foggiani.

L’inchiesta, ora nelle mani della Direzione Distrettuale Antimafia di Lecce, si muove su un’ipotesi pesante: l’aggravante mafiosa. Per gli investigatori, un gruppo proveniente dal foggiano difficilmente avrebbe potuto operare con tale dispiegamento di uomini e mezzi in un territorio ritenuto sotto l’influenza della Sacra Corona Unita salentina senza un avallo o un supporto logistico locale.

Si indaga dunque su possibili contatti, coperture e scambi di “favori” tra organizzazioni criminali. Una “rete” che potrebbe andare oltre il singolo assalto e configurare una vera e propria alleanza operativa tra mafie del Nord e del Sud della Puglia.

Le prossime ore saranno decisive: telefoni, tracciati, dispositivi elettronici e relazioni personali potrebbero chiarire se si sia trattato di un’incursione autonoma o di un impresa criminale come sembra molto ben strutturata.

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