RIFIUTATO AL RICOVERO, "RONZINO" SI POTEVA SALVARE: c'è una inchiesta per malasanità

Giovedì 5 Novembre 2020 | Cosimo Carulli | Cronaca

LECCE - Oronzo Castelluzzo poteva essere salvato ed invece potrebbe essere finito nel drammatico tritacarne di una sanità al collasso che per gestire centinaia di malati di coronavirus finisce per sottovalutare tutto il resto. Con esiti fatali.

C'è una inchiesta della PM Paola Guglielmi, sulla morte del giovane ambulante 39enne leccese, storica presenza in Piazza Sant'Oronzo con il suo banco di crepes, d'estate in trasferta al mare nelle marine leccesi.

Oronzo è morto nella notte tra il 3 e il 4 novembre, dopo sofferenze terribili e un vero e proprio calvario ospedaliero.

Ad inizio ottobre il giovane è positivo al coronavirus, come la moglie, mentre è negativa la piccola figlioletta.

Oronzo è un soggetto diabetico, deve essere seguito, il coronavirus su di lui può incidere maggiormente rispetto ad altri pazienti. Ma non succede nulla, anzi: Oronzo sta male, chiede personalmente il ricovero in ospedale, ma viene ritenuto non necessario dai medici del "Fazzi" di Lecce poichè il quadro clinico non sarebbe allarmante.

Passa un'altra settimana, è la moglie di Oronzo questa volta a chiedere nuovamente il ricovero, anche perchè il suo compagno sta sempre peggio. Oronzo entra in ospedale, ha una forma gravissima di polmonite, va in crisi respiratoria, viene indotto in coma farmacologico, intubato e trasferito in terapia intensiva.

Il quadro clinico oramai è compromesso, il 39enne ha un blocco renale, si aggiunge un malfunzionamento del fegato, mentre l'esame all'antibiogramma rileva ancora la presenza del coronavirus nell'organismo dell'uomo.

La famiglia di Castelluzzo, assistita dall'avvocato Ivan Feola, ha denunciato l'ASL di Lecce, perchè, come sostiene con fermezza, il personale medico più volte ha negato il ricovero all'uomo, nonostante febbre alta, capacità respiratoria ridotta e livelli di diabete fuori controllo.

Il Tribunale di Lecce ha affidato il fascicolo, come detto, al Pubblico Ministero Paola Guglielmi.