Editoriali

L'EDITORIALE. L'infallibile "mani d'oro" RENE' ha sbagliato investimento? Se la risposta è sì la causa NON E' IL LECCE

Può sembrare un paradosso ma i soldi investiti nel calcio hanno portato un ritorno d'immagine all'imprenditore. Altre montagne di milioni no





LECCE - L'idea c'era, non c'è che dire, il coronavirus e la frenata tremenda del turismo in questo triennio hanno fatto il resto, come le 241 Euro a notte che vi chiederanno se proverete a fare una prenotazione in questi minuti.

L'idea c'era, dicevamo, puntare sul lusso sfrenato nel cuore barocco di una città con l'anima aperta ai viaggiatori. Ma l'impressione è che non siano certamente quelli “buttati” nel Lecce i milioni spesi peggio dal “bel Renè” De Picciotto. Anche se adesso fa fatica a dirlo, spostando l'obiettivo sui fantomatici “debiti del Lecce calcio”, quelli che sostiene di aver contratto assieme a tutti gli altri soci alla vigilia di Lecce-Pisa, ma che a quanto risulta dai bilanci tutti gli stessi soci ripianano sempre regolarmente, lasciando dunque una situazione finanziaria assolutamente regolare e in equilibrio.

De Picciotto ha speso in “Palazzo BN” una valanga di milioni di Euro, riqualificando un bene abbandonato a pochi metri dalla colonna di Sant'Oronzo (momentaneamente lui pure… assente). Gliene va dato merito con riconoscenza, per il bene della città, del suo aspetto e della sua offerta turistica, ma si è accollato in un costo pesantissimo per la galassia delle sue attività. E De Picciotto è uno che i soldi è abituato a investirli per poi incassarli.

Soprattutto i costi di gestione, per stessa amara ammissione di De Picciotto ai suoi più stretti collaboratori, stanno soffocando il bilancio di “Palazzo BN”.

Un pensiero, questo, che ammorba la mente imprenditoriale dell'italo-svizzero che oggi si rammarica improvvisamente per aver “buttato” via tanti soldi nell'operazione-calcio.

Ma non sarà che l'iceberg finanziario del suo patrimonio se l'è costruito con le sue mani, solitamente d'oro? Solitamente infallibili? Non sarà, lo diciamo simpaticamente, che se avesse affidato quei soldi a Sticchi Damiani forse glieli avrebbe investiti meglio…?

De Picciotto farebbe meglio a riflettere sul serio sui “mali” presunti della sua avventura imprenditoriale leccese, piuttosto che iniziare dal calcio una operazione di “exit strategy” che presto lo porterà altrove. Forse anche lontano da Viale XXV Luglio…



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