Settore Giovanile

CUORE "CHEVA", si confida al prestigioso "EL PAIS": "non voglio bruciare le tappe, ma stare tra i ragazzi"

Le parole del tecnico dell'Under 15 giallorossa che si è confessato a cuore aperto al principale giornale uruguaiano

20.03.2022 18:39




MONTEVIDEO - Intervista al prestigioso “El Paìs”, il quotidiano leader delle letture in Uruguay, per il tecnico dell'Under 15 del Lecce Ernesto Javier Chevanton.

“Cheva” si è raccontato nella sua nuova vita da tecnico. Ecco un ampio stralcio.

Ritorno - “Corvino mi ha portato a Lecce da calciatore, Corvino mi ha voluto nel settore giovanile del Lecce. La dirigenza è rimasta contenta del mio lavoro con mister Grieco l'anno scorso e così il Responsabile del Settore Giovanile mi ha dato la guida dell'Under 15. E' la mia prima esperienza da tecnico in un campionato giovanile nazionale, ne vado particolarmente orgoglioso. Siamo attualmente settimi, ovviamente il divario con settori giovanili come Roma, Lazio, Napoli si sente tutto, ma stanno crescendo tanti ragazzi sul piano tecnico e motivazionale”.

Percorso - “Sono entrato a Coverciano con i punti fatti da calciatore, sono stato lì 40 giorni a seguire gli Europei che facevano parte della pratica del corso. E' stato difficile, l'italiano non è la mia lingua madre da scrivere o da studiare, lo so parlare ma è dura esprimerti con il linguaggio che richiede uno studio serio. Alla fine ho preso 100 punti su 110, sono contentissimo. Posso allenare sino alla B e fare il Vice in A. Per la Serie A servirà il corso cosiddetto PRO. Bisogna aspettare, lo farò più avanti”.

Settore giovanile - “Spero di lavorare con il tempo con gli Under 16, 17, di crescere, ma con i giovani. Ho parlato con tanti ex calciatori a cui piace allenare la prima squadra, arrivare subito ai grandi. Io ho un'altra idea in questo senso, mi piace lavorare coi ragazzi”.

Chiamatemi “Cheva” - “Tutte le persone che lavorano con me lo facevano già quando ancora giocavo, per loro sono rimasto un idolo e questo mi aiuta. Mi chiamano mister, è vero, ma per me va bene il mio diminutivo da calciatore. Io non cambio, sono lo stesso di prima”.



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