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ECCO IL "CODICE ROCCHI". Il pugliese De Meo lo mette nei guai: "col linguaggio dei segni ci diceva cosa fare"

L'ex fischietto della Sezione AIA di Foggia, in passato in forza alla CAN di A e B, vuota il sacco e "terremota" l'AIA

30.04.2026 09:23

FOGGIA - L'ex arbitro foggiano Pasquale De Meo, in forza alla CAN di A e B per diverse stagioni, mette nei guai l'oramai ex designatore Rocchi di Firenze e getta ombre pesanti sulla gestione delle decisioni in Sala VAR da parte degli stessi designati da Rocchi per le gare di A e B.

“Ai raduni arbitrali oltre ad allenarci e vedere video tecnici e tattici dovevamo partecipare a degli incontri molto riservati con il designatore che ci istruiva sul suo codice di gesti convenzionali con cui ci avrebbe ‘aiutato’ in Sala VAR a prendere la decisione giusta”, ha rivelato De Meo, parlando di gesti ispirati alla morra cinese, sasso, carta, forbice, ognuno dei quali voleva dire una cosa, “intervieni”, “rigore”, lascia andare, non chiamare".

Un meccanismo che per De Meo “riguardava solo le partite più delicate o maggiormente attenzionate con arbitri importanti o piazzati in alto in graduatoria, un meccanismo voluto con l'intento di aiutarci a non sbagliare ma di fatto oltre che fuori dal protocollo anche terrorizzante, perché non capivamo mai se decidere da soli o attendere istruzioni”.

“Questi gesti dalle vetrate”, aggiunge De Meo, “hanno creato una distorsione della gestione per cui di conseguenza quel che era fallo in una partita magari non era fallo in un'altra, il rigore che era rigore in una partita non era rigore in un'altra”.

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