Editoriali

L'EDITORIALE. "TIFOSI DA 1 EURO" non è un modo di dire. I numeri sono sconcertanti: eccoli

Sono 9210 i biglietti che sono stati venduti in riduzione: un dato troppo alto





LECCE - Ci siamo “vantati”.

E' giusto così, si può fare, è sempre bello “vendersi” sulle copertine di tv satellitari, in streaming, su quotidiani e siti internet dove ci siamo spacciati per la tifoseria migliore del mondo. Siamo stati i primi a cavalcare quest'onda.

Dentro di noi, a bocce ferme, possiamo guardarci dentro, fermarci a riflettere.

18765 spettatori, recita il dato finale del cassiere del “Via del Mare”. Sì, ok: tutto bellissimo.

Abbiamo chiesto alla società, dati ufficiali alla mano, di scorporarci il dato e fornirci quello dei biglietti ridotti venduti, quelli a 1 Euro.

9210. Un po' troppi, il 49% preciso dello stadio era lì per l'offerta speciale.

Un dato troppo alto, un tifo volatile che rappresenta per questa società e per questi colori un grande bacino potenziale ma anche un grande cruccio. Perché nonostante la pandemia, la crisi economica e tutto quel che vogliamo, il calcio a 1 Euro il Lecce non lo può vendere sempre. Anzi è una sconveniente eccezione economica.

Questa tifoseria dovrebbe prendere contezza che questa società va aiutata al botteghino, “gonfiando” la voce degli incassi, non buttandosi a rubacchiare al ribasso qualche Euro risparmiato.

Un cambio di filosofia, una inversione che è complessa da spiegare e da far passare con la crisi economica che sta distruggendo le nostre vite, ne siamo consapevoli, ma che nel calcio di oggi e con l'assetto societario del Lecce di oggi ci sembra indispensabile. Sino all'arrivo di eventuali sceicchi funzionerà così: o sentiamo il Lecce cosa di tutti o niente.

Qui o facciamo la nostra parte oppure si va a sbattere. Non dobbiamo chiedere il biglietto a 1 Euro, dobbiamo comprare il biglietto e se possibile anche il cappellino, la sciarpa, la maglietta nel negozio del Lecce. Qui dobbiamo dare una mano. Ciascuno per le sue possibilità.

Chi ci legge dirà “beh, bella forza, la stampa si erge a distribuire giudizi senza pagare neanche l'ingresso allo stadio in posizione di assoluto privilegio”. A questo indirizzo è sbagliata la lamentela, perchè SoloLecce.it è nel settimo anno di fila (il settimo di fila) da partner commerciale della società. Quando scendono in campo aprendo il portafoglio tutti gli altri media di questa città che credono in questo progetto solo a parole? Che incassano e basta?

Ogni anno la nostra azienda editoriale acquista spazi pubblicitari e biglietti da mettere in palio nei nostri numerosi concorsi a premio, spazi e biglietti (pagati…) che rappresentano una uscita onerosa in termini di decine di migliaia di Euro, moltiplicata per sette anni di sponsorizzazione. Eppure non siamo né “Mediaset”, né il gruppo “RCS - Corriere della Sera”. Cerchiamo di esserci. Di metterci del nostro.

L'abbiamo fatto anche in pandemia, in maniera encomiabile, anche se non ci ha ringraziato nessuno: ci siamo stati anche quando i nostri loghi pubblicitari allo stadio erano rivolti verso venti spettatori e non verso ventimila, per il contratto pubblicitario più antieconomico del mondo, ma che si chiama “amore”, si chiama “presenza”. Vuol dire esserci, starci dentro.

Questa inversione di paradigma deve entrare in tutti noi, ripetiamo: nel rispetto delle personali possibilità bisogna dare una mano.

E' stato bellissimo vedere centinaia di bambini allo stadio, centinaia di belle ragazze, coppie e famiglie unite. Non scappate via senza il biglietto a 1 Euro.

Il futuro del Lecce è nelle mani dei suoi tifosi.



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