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L'EDITORIALE. L'analisi: da Pordenone indicazioni a due facce. E' un LECCE CONTROPIEDISTA, ma che impone poco il gioco

Domenica 13 Agosto 2017 | La Redazione | Editoriali

LECCE - "Quando c'è da attaccare attacco, quando c'è da difendere difendo".

Con queste parole Roberto Rizzo alla vigilia sembrava solo aver voluto "driblare" i cronisti sull'atteggiamento del Lecce. E invece no, l'ha detto e l'ha fatto.

Quando c'è da attaccare questo Lecce che abbiamo visto a Pordenone ha attaccato, con in campo una serie di contropiedisti "mortali", fortissimi e pericolosissimi. Ma per il resto tutta difesa a oltranza del risultato, un castello costruito sino a quindici minuti dalla fine e poi crollato miseramente.

E' vero, gli episodi non hanno dato ragione ai giallorossi (rigore dubbio per i neroverdi, rete annullata ingiustamente per chiudere la partita), ma che sofferenza. Che sofferenza.

Questa partita per noi era un test più importante che quello con la Pro Vercelli, che gioca la Serie B, non dimentichiamocelo, non il nostro campionato. Con il Pordenone, pari livello e pari categoria, ci saremmo aspettati un Lecce diverso, in grado di imporre gioco se non sempre almeno per larghi tratti, anche per dare la dimensione della sua superiorità (presunta). E invece ne è venuta fuori una sofferenza atroce, otto/nove azioni da rete nitidissime dei friulani, che a tratti hanno messo il Lecce alle corde.

In mezzo abbiamo visto un Lecce abile a ripartire, contropiedista, che ha sfruttato le "follie" tattiche dei locali, così tanto sbilanciati in avanti da prendere due reti in inferiorità numerica difensiva e in casa. Finita questa "pacchia", però, è rimasta la sostanza di un'ultima mezz'ora passata nella propria metà campo. Non va bene, no, così non va bene: poche volte si è visto in questi anni un Lecce così rannicchiato su sè stesso in questa categoria.

Un Lecce con tante assenze, è vero, da Pacilli a Costa Ferreira (questa pesantissima per noi), passando per il nuovo acquisto Armellino. Due elementi sui tre citati saranno utilissimi a mettere a punto strategie diverse in mezzo al campo, il reparto più "sofferente" della trasferta di Pordenone.

La Coppa Italia TIM è andata, pazienza, non era certamente un obiettivo se non di prestigio e di morale: ma il cantiere Lecce è ancora aperto a quindici giorni dal campionato. E non dimentichiamoci: si parte con Francavilla-Trapani-Catania in serie. E' bene che il cantiere acceleri i lavori, se Rizzo non vorrà mettere in salita il suo cammino.