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L'EDITORIALE. Basta "favole". Ora energie e forze nuove per i PLAY OFF

Lunedì 3 Aprile 2017 | Marco Errico | Editoriali

LECCE - Una involuzione incredibile, un pianto greco, quello messo in scena dal Lecce a Cosenza, accompagnato dagli sbadigli del pubblico del "San Vito", che ha assistito a una partita di fine stagione, classica, tra squadre che sembravano non aver niente da chiedere al loro campionato. Grave, molto grave.

Ancor più grave il fatto che il Lecce non faccia assolutamente più paura a nessuno, che sia incapace di pungere davanti, inconsistente e inesistente. In tre trasferte, forse, tra Francavilla, Foggia e Cosenza se ha messo insieme quattro tiri in porta siamo buonisti.

Anche in Calabria è emersa la crisi degli attaccanti che hanno perso la strada del gol. Nel complesso prestazione sufficiente, a tratti di sacrificio in ripiegamento, niente a che fare con la figura imbarazzante dell'ultima trasferta a Foggia, ma se le punte non segnano è impossibile cullare sogni di gloria.

Determinante è ora imbastire un tipo di lavoro che possa essere finalizzato anche all'approccio migliore ai play off, inutile negarlo. Se il Lecce si "ostina" inutilmente a credere alle favole più del dovuto può solo rimetterci in energie, e non è un fatto positivo visto che già in giro di energie se ne vedono pochine, in una squadra stanca e senza idee, che si trascina come un cavallo che ha smarrito lo scatto bruciante e ora cerca il traguardo in evidente debito di ossigeno.

Per questo, ben oltre le dichiarazioni decisamente iper-ottimistiche di Meluso (CLICCA QUI PER LEGGERLE) che parla ancora di obiettivo promozione diretta, una buona dose di realismo che non prenda in giro la piazza impone a noi che scriviamo di guardare con oggettività al dato statistico: nelle prossime settimane diventa prioritario gestire l'ottimo vantaggio sulle inseguitrici e restituire brillantezza al gruppo. Amen.

Solo in questo modo c'è qualche possibilità di arrivare alla promozione attraverso i play off, l'eterno conto in sospeso del Lecce con le sue amarezze degli ultimi cinque lunghi anni.