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L'EDITORIALE. Tutti troppo presi da contestare sostituzioni o dettagli. A Benevento LEZIONE DI CALCIO firmata Liverani

Mercoledì 29 Agosto 2018 | La Redazione | Editoriali

LECCE - Nel debutto del "Vigorito" di Benevento Liverani ha scoperto ancora una volta l'aspetto poliedrico del suo 4-3-1-2, rivisto e corretto in relazione agli avversari.

Sì, è cambiata la prospettiva, ovviamente, rispetto alla C: "abbiamo una nostra identità, ma vediamo anche come si mettono loro, in B è obbligatorio", aveva detto il tecnico romano alla vigilia. Detto fatto.

Mancosu dietro le punte è stato concepito proprio per mettere un giocatore addosso alla fonte del gioco del Benevento, Viola, per appiccicarglielo senza staccarlo mai. Risultato centrato che non hanno notato in tanti, troppo indaffarati a emettere elementari sentenze sulla bontà delle sostituzioni operate dal mister giallorosso.

Chi ha masticato un briciolo di calcio, invece, ha percepito chiaramente il tipo di partita che ha fatto il Lecce. Meglio di una piovra, inesorabile, metro dopo metro, minuto dopo minuto: è stata un'onda che si è presa il campo per sessanta minuti e passa.

Bucchi è stato anestetizzato dalla soluzione Mancosu su Viola, dal centrocampo muscoli e corsa arricchito dalle presenze contemporanee di Scavone e Petriccione e infilato sulla fascia debole (Di Chiara sa solo spingere) dalle maggiori attitudini offensive di Fiamozzi, preferito a Venuti e Lepore mica per caso o dal magazziniere... Ciliegina conseguente allo spostamento di Mancosu a trequartista l'inedita posizione di Falco da seconda punta con il compito di andare ovunque, di essere libero da legami tattici.

A una squadra con nove undicesimi tutti nuovi e che lunedì sera si conoscevano giusto per nome non potevamo chiedere di meglio: è comprensibilissimo, anzi, il pur pesante calo atletico degli ultimi venti minuti, quando un Bucchi ha potuto tirare fuori dal cilindro e dalla panchina elementi spacca-partite come Asencio e Ricci, con una profondità di organico che li manderà dritti dritti in Serie A.

Per sessanta minuti e più quella squadra si era fatta fare a pezzi, mettere in mezzo da una lezione di calcio. Prima arrivava il Lecce, sul pallone, di più mordeva il Lecce, di più correva il Lecce, meglio dialogava rapido, senza buttarla mai. Sempre il Lecce. Punto. Ci basta, per ora.