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L'EDITORIALE: è il tempo degli avvoltoi. Noi restiamo con quel ragazzo di Milano che ci ha fatto piangere

Lunedì 26 Marzo 2018 | La Redazione | Editoriali

LECCE - Gli avvoltoi stanno già svolazzando sul Lecce.

Avvoltoi da reality show, poltronisti, editorialisti e pagellisti da patatine e birra sul divano di casa, peggio ancora di quelli che neanche in casa, oramai, ci vengono al "Via del Mare" (c'è vento..., fa freddo), per poi pontificare in editoriali macchiettistici, comici, sentendosi Gabriele D'Annunzio, almeno per la ristretta cerchia dei parenti.

Ma quelli del reality show sono i migliori, quelli che ieri neanche c'erano ma hanno fatto partire la loro serie di sentenze sputando veleno sul Lecce, masturbandosi per la gioia di vederlo soffrire, di bisbocciare sul corpo ferito della preda. Quelli che dall'abbandono "forzato" dalla pressione di Roberto Rizzo il Lecce se lo sono segnato in cima all'agenda: colpirlo appena possibile, poi gettare la pietra e nascondere la mano, mettere in mezzo la moglie di Di Piazza, le polemiche, un Caturano che si infila prima negli spogliatoi solo perchè distrutto dalla delusione per accendere fuoco, per appiccare altri incendi.

Sono tutti pronti a ballare sul cadavere del Lecce. Noi ci dissociamo.

5 partite diranno la verità, avremo un'estate per sentenze e processi. O per festeggiare. Vedrete, quelli dei reality show saranno i primi a prendersi i meriti. Loro che hanno fatto di tutto per distruggere il Lecce. Per interesse personale.

Per il resto più ci penso e più mi incazzo. Più ci penso e più mi incazzo. Ore 13.10 di ieri: sono davanti al ritiro accrediti dello stadio "Pinto" di Caserta". Sono da solo o quasi. Con quattro poliziotti nelle vicinanze. Uno si avvicina ad un ragazzo solitario che vaga attorno al prefiltraggio. "Che ci fai qui, serve qualcosa"? "No, nulla, cercavo il settore Ospiti". "Il settore Ospiti? E di Lecce sei"? "Sì, sono arrivato adesso da Milano, non so come andare dalla parte del settore Ospiti, è da lì che devo entrare".

Fatelo sapere ai nostri calciatori. Ecco, un moto di vergogna deve colpire la squadra in queste ore. Senza spina dorsale si è presentata a Caserta a fare una non-partita, davanti a mille ragazzi di cui almeno 100 partiti dalle sedi universitarie di Roma e Napoli, dove certamente ci si sente più leccesi degli avvoltoi, dove in valigia ci si può portare anche un paio di mutande in meno, ma la sciarpa giallorossa parte sempre per quando serve.

Ecco, questo editoriale finisce qui.

Quel ragazzo se ne è tornato a Milano, da solo, a continuare ad inseguire i suoi sogni dopo aver viaggiato tutto il giorno per 90 minuti a gonfiarsi il fegato. Noi ci crederemo, come lui, sino alla fine. Poi emetteremo sentenza. Adesso basta, il resto non conta, non parliamo di tattica nè di errori nè di colpevoli. Adesso andiamo a vincere. Fuori le palle. Tutti. E fuori gli avvoltoi.