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L'EDITORIALE. L'analisi: senza sconti prima che sia tardi. RIZZO, il fallimento è su due argomenti. TRIDENTE "AL RISPARMIO" E CAMBI DI LETTURA DISASTROSI

Lunedì 28 Agosto 2017 | La Redazione | Editoriali

LECCE - Per certi versi, per far emergere alcune lacune nella conduzione di questo Lecce, è un bene che sia arrivata quella "zampata" di Abruzzese sui titoli di coda di una partita modesta, di amministrazione e basta, di un Lecce che è una "corazzata" e che invece vaga per il campo un tempo senza un'idea poi accelera giusto il poco che gli serve per fare uno straccio di gol e poi ancora si chiude al cospetto del Real Francavilla. Come sempre, quando è in vantaggio sotto la guida di Roberto Rizzo.

Puntiamo allora il nostro "focus" su due argomenti chiave del fallimento momentaneo delle strategie del tecnico di San Cesario di Lecce, ossia la cattiva e impaurita gestione del tridente, privato del fantasista, e il catastrofico apporto dei cambi tattici a gara in corso.

Partiamo dall'attacco.

A turno, come a Pordenone, Caturano e Di Piazza li abbiamo visti allargarsi a cercare fortuna sulle corsie esterne, per aiutare il compagno. A turno, insomma, non erano insieme fronte alla porta, come ci piacerebbe in una soluzione con il trequartista dietro alle punte, che tanto abbiamo caldeggiato in estate e che lo stesso Rizzo (a parole) aveva detto di valutare, anche per metterci qualcosa di suo, visto che il 4-3-3 di Padalino sin qui non ha subito nessuno scossone. Un po' come aveva fatto con Pinardi dietro Vucinic e Babù, nel suo Lecce di Serie A della precedente esperienza giallorossa.

Caturano e Di Piazza sono due "patrimoni" del Lecce, che Rizzo ha il dovere di mettere nelle condizioni migliori per far bene. Per ora invece ha soltanto mescolato le carte, prima escludendo Caturano dalla formazione titolare con la Pro Vercelli in Coppa Italia TIM, poi inserendo entrambi nel tridente a Pordenone con Di Piazza molto defilato ma "mortale" nelle sue incursioni davanti alla porta e Caturano sacrificatissimo in un lavoro sporco, a volte sin sulla fascia sinistra a crossare (è normale che Caturano debba crossare invece di stare nel mezzo? No).

Insomma, in tre situazioni su quattro Rizzo ha preferito Lepore in una sorta di tridente "al risparmio", in grado di consentire maggiore copertura grazie alla capacità di corsa e di ripiegamento del capitano, che da "elastico" è in grado di portare il Lecce dal 4-3-3 al 4-4-2 in situazioni difficili.

Ancora mai, come abbiamo auspicato sin dal ritiro di Lorica, Rizzo ha voluto provare una soluzione con un uomo tra le linee (Pacilli), e poco importa che il fantasioso ex Cremonese ora sia infortunato, visto che a Vercelli è stato del tutto ignorato dalla formazione iniziale, quando il tecnico ha preferito sempre Lepore con Torromino dall'altra parte del tris offensivo.

Non parliamo poi, anzi parliamone eccome, della disastrosa casualità che vuole il Lecce andare in shock anafilattico dopo ogni vantaggio.

A Francavilla cambio di modulo a venti minuti dalla fine, dentro Drudi e fuori Lepore, praticamente un messaggio di resa. Si passa a tre in mezzo dietro e nascono un palo e un gol per il Francavilla. Un successone.

A Vercelli mezz'ora in apnea sotto i colpi degli attacchi bianconeri dopo il cambio Lepore-Drudi e il passaggio alla difesa con tre centrali supportati da due esterni, chiamatelo 3-5-2, volgarmente a noi sembrava anche quello un 5-3-2.

A Pordenone un'apocalisse: alla mezz'ora della ripresa fuori Di Piazza per Megelaitis, una scelta che già si commenta da sola. A un quarto d'ora dalla fine via Di Matteo per Drudi e il passaggio alla difesa ancora con tre centrali "lunghi" e il disastroso contraccolpo in campo, tre reti subite in dodici minuti, una ogni quattro minuti.

Per giunta anche contro un modesto Ciliverghe Rizzo, acquisito il vantaggio, era corso a tirare su le coperte per evitare guai: a venti dalla fine fuori una mezz'ala di forte impatto offensivo, Mancosu, per Ciancio. Poi il Lecce dilagò comunque negli ultimi minuti, complice la pochezza degli avversari (era troppo dura rimetterli in pista...).

Insomma, Rizzo sia chiaro: se dopo ogni 1-0 dobbiamo stringere tutti il sedere e respingere gli attacchi del Bisceglie, della Sicula Leonzio, del Canicattì e del Melendugno noi siamo qui, anche noi abbiamo spirito di sacrificio per soffiare via i palloni dall'area giallorossa dalla Tribuna Stampa. Se invece vuole imporre calcio con la squadra che ha beh, è ora che cominci, perchè al momento non abbiamo visto niente, al di là delle assoluzioni clamorose di una certa stampa che abbiamo letto increduli in questi giorni, prive di ogni qualsivoglia approccio critico. Eppure i temi che abbiamo sin qui esposto ci sembrano facili facili. Stanno sotto gli occhi anche della nostra modesta analisi (visto che per qualcuno pare sia modesta...).