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L'EDITORIALE. L'analisi: Lecce, inebriato dall'attacco non dimenticare le lacune. Testa bassa e lavorare

Lunedì 9 Ottobre 2017 | La Redazione | Editoriali

LECCE - Il primo posto in solitaria fa esultare il Lecce e ci fa esultare per primi, ma non tiene in disparte i problemi: la coperta, per dirla "alla Liverani", è corta, lo sa e lo ha detto anche il mister.

Se tre indizi costituiscono una prova quattro partite in fotocopia rappresentano una certezza. Il destino del Lecce del tecnico romano sta nei piedi degli attaccanti, tra l'altro entrambi al comando della classifica marcatori del girone C della Serie C. Di Piazza ha messo dentro 5 gol in 5 partite, alla Ibrahimovic o alla Higuain di Napoli. Per noi, lo sapete, è l'extra-terrestre, un giocatore fuori categoria, così come l'abbiamo ribattezzato (e pensare che da qualche parte al suo arrivo sono state scritte e pontificate da una serie di editorialisti del niente affermazioni ridicole del tipo "abbiamo preso uno che segna poco, il Doumbia bianco. Sarebbe stato meglio tenersi il francese". I soliti profeti). Caturano è tornato a segnare come nella prima parte dello scorso campionato, Torromino ha comunque "timbrato" le sue marcature, Pacilli, Mancosu e Costa Ferreira si sono alternati da trequartisti, mandando in tilt ogni difesa.

Ma dietro, eccome, le cose cambiano. A parte la garanzia Cosenza, Drudi e Marino incappano periodicamente in disattenzioni importanti (Drudi ha fatto male con il Bisceglie in casa, Marino ha fatto male a Caserta con la Juve Stabia), che non fanno dormire sereni i tifosi giallorossi. E anche Perucchini, pur restando il meglio che si può avere nella categoria, non vive un momento esaltante nel rendimento personale, probabilmente anche condizionato dal pacchetto arretrato "ballerino".

Con 11 reti al passivo in 8 giornate il Lecce è lì, sul podio delle peggiori difese del campionato. Non un biglietto da visita esaltante, per restare a lungo al comando. Lavoriamoci sodo, allora. Questo Lecce può solo crescere.